SCUOLA

GRAVEDONA

Ezio Abate, 45 anni allo IAL di Gravedona: “Una scuola in cui ho sempre creduto”

Dall’impegno con i ragazzi alla banca solidale delle ore: il percorso di un docente che ha fatto della scuola una comunità, dentro e fuori l’aula.

Ci sono persone che, con il tempo, diventano parte dell’identità di un luogo. Non solo perché ci lavorano a lungo, ma perché contribuiscono a costruirne lo spirito, giorno dopo giorno.

Per lo IAL di Gravedona, Ezio Abate è una di queste.
Dopo 45 anni di lavoro, insegnamento, impegno e presenza quotidiana, Ezio ha raggiunto la pensione, lasciando dietro di sé non solo un lungo percorso professionale, ma una traccia profonda nella vita della sede, nei colleghi che hanno condiviso con lui anni di lavoro e nei tanti allievi incontrati lungo il cammino.
Entrato allo IAL nel 1980, quasi per caso, Ezio racconta che tutto è iniziato da un annuncio letto su un giornale locale: “Ho fatto domanda e mi hanno preso per dei corsi serali”. Aveva 21 anni e cercava una strada. “Nell’82 mi hanno detto: vuoi insegnare ai ragazzi? E da lì è cominciato il percorso”. Un percorso che, senza grandi piani iniziali, è diventato una scelta di vita.
Negli anni ha insegnato in tanti ambiti, dai corsi serali per adulti ai percorsi per ragazzi, fino al lavoro – per lui centrale – con gli allievi con disabilità: “Per 20 anni ho lavorato con loro. È stata una scelta mia. A me piaceva lavorare con loro”. Una scelta che racconta molto del suo modo di essere insegnante, attento alle persone prima ancora che alle materie.

In oltre quattro decenni Ezio ha visto cambiare tutto: le classi, le generazioni, la scuola, il territorio, la tecnologia. Ha visto cambiare i ragazzi, i loro linguaggi, le fragilità, i bisogni. Eppure, il cuore del mestiere è rimasto lo stesso: esserci davvero. “L’insegnante deve essere sempre al passo coi tempi, certo. Ma deve avere anche un background, un’etica, una filosofia”. E ancora: “Gli adolescenti cambiano, le generazioni cambiano, e tu devi sempre rimetterti in gioco”.
Ma nel racconto di Ezio non c’è solo la didattica. C’è una visione più ampia del lavoro, fatta di relazioni, di responsabilità condivise, di attenzione agli altri. Lo IAL, per lui, è stato “una famiglia”: un luogo in cui crescere insieme, anche nei momenti più complessi, e in cui costruire legami che vanno oltre il lavoro quotidiano. “È stata una famiglia perché sei cresciuto come persona, hai relazioni con i colleghi, lavori per quella scuola, ci credi”.

E parlando dei colleghi, torna un valore che per lui resta fondamentale: la solidarietà. Da rappresentante sindacale ha contribuito a proporre l’idea della banca solidale delle ore, proprio partendo da questo principio. “Ho detto: perché non condividere? Se io ho ore in più e un collega ha bisogno – per un figlio, un genitore, una visita – perché non aiutarlo?”.
Un gesto semplice, concreto, ma profondamente significativo. “La solidarietà tra colleghi è quella che solidifica anche il rapporto di lavoro”. Non solo organizzazione, quindi, ma comunità vera.
Chi ha lavorato con lui sa che per Ezio insegnare non è mai stato solo trasmettere contenuti. “Quando entri in classe hai davanti venti mondi diversi”, dice. “E devi capire quei mondi, metterti in contatto con loro”.
Empatia, rispetto, capacità di ascolto: “L’importante è avere empatia, capirsi, rispettarsi”. Tra i ricordi più forti non cita episodi singoli, ma una trasformazione che si ripete ogni anno: “Vedere i ragazzi entrare a 14 anni e uscire maturi. Capisci che hai dato qualcosa a loro”. E qualcosa, racconta, lo hanno dato anche loro a lui: “Ti mantieni giovane, ti metti sempre in gioco”.
Il legame con lo IAL di Gravedona resta fortissimo. Una scuola che, negli anni, ha dovuto più volte dimostrare il proprio valore. “Più volte qualcuno diceva: chiuderà. Ma noi ci abbiamo sempre creduto”.
E aggiunge, con convinzione: “Non ci sono scuole di serie B”.

Oggi, dopo poche settimane di pensione, Ezio si gode un tempo diverso: più libertà, più bicicletta, nuovi progetti come un libro sui suoi viaggi in Asia, un testo sull’etica scritto con un linguaggio accessibile ai ragazzi, riflessioni sulla formazione professionale e su come renderla sempre più aderente alla realtà. Ma non si allontana davvero dall’insegnamento: “Sono ancora disponibile a insegnare agli adulti. Per me è un divertimento”.
Allo IAL lascia un augurio semplice, ma carico di significato: “Andare avanti”.

E in quelle due parole c’è tutto: il senso di un percorso lungo una vita, la fiducia nel lavoro fatto e quello, ancora, da costruire insieme.

Mar 2026

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